In Grecia abbiamo un olio d’oliva che è fra i più riconosciuti al mondo. Adesso cominciamo ad avere per la prima volta nella nostra storia anche le zeoliti greche. Sappiamo inoltre che questo abbinamento ci permette di produrre zeo- olio, cioè olio extra vergine d’oliva da ulivi che sono stati protetti esclusivamente con le zeoliti. Mettiamo 8 kg. di zeoliti per ogni radice incorporandole nel terreno, per imprigionare i metalli pesanti, le tossine e i radicali liberi poi spruzziamo con una miscela di 300 kg. di zeoliti con 200 litri d’acqua, per sfuggire definitivamente dal problema della mosca olearia. Cioè con questo metodo non abbiamo più e definitivamente la mosca olearia. Di conseguenza, abbiamo contemporaneamente una minore acidità, cosa che ci permette, almeno su questo criterio, di trovarci nel riquadro dell’Ultra premium. E questo è un reale sfruttamento dell’oro liquido che costituisce l’olio greco. Quando dunque leggiamo che vogliono fare esperimenti in Catalogna di Spagna liberando nell’ambiente mosche olearie geneticamente modificate che sono prodotte da una società inglese, comprendiamo che è completamente inaccettabile, non solo perché si tratta di un metodo strano, visto che gli stessi prevedono che ha una durata di un anno su di una estensione di 1000 m2 ricoperta con una rete affinché non volino via queste mosche geneticamente modificate, cose che è difficile da assicurare visto che non si tratta di laboratorio, ma la cosa più interessante è che c’è una risoluzione del problema con l’impiego delle zeoliti, poiché con 3 kg. di zeoliti trattiamo 40 alberi d’ulivo. Così il metodo inglese sembra completamente fuori contesto e non si può interpretare se non come e soltanto interesse economico in un mercato che non ne ha bisogno.

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